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sabato, 30 aprile 2005

"Oggi sul mercato ci sono moltissimi prodotti depurati
della loro essenza nociva: caffè senza caffeina,
panna senza grassi, birra senz'alcol. Ci pensi bene.
Cos'è il sesso virtuale, se non il sesso senza sesso?
Cos'è la guerra preventiva, se non la guerra senza la
guerra? Cos'è il multiculturalismo, se non l'altro privato
della sua alterità?
Capisce cosa intendo? La realtà virtuale
ha semplicemente generalizzato tutto ciò.
Il caffè decaffeinato sa di essere caffè senza essere caffè?
Bene, la realtà virtuale sa di realtà senza essere realtà.
Tutto qui.Ovviamente tutto ciò che ci si aspetta alla fine di
questo processo è che l'esperienza stessa della realtà reale
diventi un'entità virtuale...
"
Grande Covacich - Fiona.

Alle ore 13:32 il Passero rosso ha mangiato semi di storie sparsi da: sleepwalking
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una sacca di resistenza...pronta a denunciare il disagio, l'ingiustizia, il valore della marginalità come possibilità d'essere "altro" rispetto alla cultura dominante...(E.Pea)

Alle ore 06:46 il Passero rosso ha mangiato semi di sparsi da: oltrenauta
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venerdì, 29 aprile 2005

dedicata a nessuno...
giuro,

THE BUBBLE
C.Mortera

E' come un gioco...
pensare, analizzare
restare seduti.

Profondo?

Tanto tempo speso per capire,
ma senza ricordi
che cosa puoi capire?

Si alza ed è sveglio,
aggrappato, chissà come,
al blues di un pescatore.

Guidare nella notte
è ovvio, senza meta
un piccolo sorriso
...che cazzo mangiano i Greci?

Nella bolla non può entrare
nessuno a parte te

and it's darkness all around...

Alle ore 10:04 il Passero rosso ha mangiato semi di sparsi da: sleepwalking
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giovedì, 28 aprile 2005
The Pleasure Garden (Parte II)

(Leggete prima la Parte I)





La danzatrice. Era vestita di rosso, alla luce delle candele. Con passi felpati, scalza, scivolava leggera su quei tappeti a buon mercato. Cominciò a muoversi fra i tavoli, con disinvoltura, offrendo lo spettacolo della sua figura esile e lieve ai quattro idioti che stavano lì a ingozzarsi.
Il velo che la copriva scivolò via, come un petalo da una rosa, rivelandone il corpo. Era bella. Assolutamente bella. Ne fui catturato, senza scampo. I miei occhi erano legati alle sue caviglie, e lei si muoveva come ad un palmo da terra, scuotendo i fianchi e facendo tintinnare i sonagli che portava appesi in vita, ed era meravigliosa, e poco a poco il locale sembrò illuminarsi, e le candele presero vita e cominciarono ad accompagnare i suoi sussulti con guizzi della fiamma, e i tappeti sorridevano quando lei li calpestava, e per un attimo tutto gridava dentro di me, i miei capelli, il mio sangue, i miei occhi, oh mia Sherazad, raccontami un’altra storia prima che faccia giorno, potrei essere uno qualunque di quei sonagli, e griderei di gioia ad ogni scossa delle tue anche!
A un tratto mi prese per mano e mi portò al centro della sala, invitandomi a ballare con lei… era invitante, era meravigliosa, si accostava a me, e potevo sentire il calore del suo corpo accaldato dalla danza ed il profumo di mandorle della sua pelle… ma durava un attimo, prima che si ritraesse, ed io vecchio goffo e grasso elefante ubriaco che incerto si muoveva attorno a tanta grazia… sparite tutti, bastardi, voglio restare solo!!! Balla per me, balla con me ancora una volta, e riempirai di dolcezza i miei occhi, le mie mani, i miei respiri, fino a domani…
Ma, inesorabile, la musica sfumò in un vuoto eco lontano, e prima che potessi rendermene conto lei si ritrasse per l’ultima volta, e sparì. Restai fermo per qualche istante, poi guardai i ragazzini nell’angolo, che battevano le mani e mi gridavano di rincorrere la ragazza nel camerino. Sorrisi: per quella sera non ci sarebbe stato più posto per nient’altro. Questo doveva succedere, questo era successo: la tua strada incrociata da una donna capace di scuoterti fin nelle midolla, che arriva e se ne va, senza dire una parola. Giusto il tempo di ballarci assieme. Solo che io lo sapevo, e loro no.
Mi sedetti al tavolino, in cerca di un’ultima boccata dal narghilé.

Alle ore 18:41 il Passero rosso ha mangiato semi di storie sparsi da: Nessuno75
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La Lepre Gigante

 

E’ stata avvistata, a quanto sembra, l’autunno scorso, nell’alto Alpago, provincia di Belluno. Non erano tanto le dimensioni a suscitare meraviglia, perché l’animale non supererebbe, stimato a vista, il metro e mezzo di lunghezza, quanto la capacità di assumere la posizione eretta, poggiato sulle zampe posteriori; e soprattutto il fatto che il leprone imbracciava un minuscolo schioppo a due canne. Tre soli cacciatori, del resto assai attendibili, hanno incontrato la bestiaccia e, sbalorditi, non si sono azzardati a spararle; né onestamente gli si può dare torto. Ma grandi sono stati lo scandalo e la indignazione negli ambienti venatori, i quali giudicano sleale, anzi delittuoso, l’atteggiamento così minacciosamente contestatorio assunto dalla lepre gigante. Ché, se l’esempio si diffondesse, e anche le marmotte, i conigli selvatici, le volpi, i ricci, i ghiri, le pernici, le quaglie e gli altri volatili stanziali o di passo, si mettessero a girare armati, sia pure a solo scopo di legittima difesa, il mondo si troverebbe sovvertito, e dove finirebbe la sovranità dell’uomo?

 

-Le Notti Difficili- Dino Buzzati

Alle ore 10:18 il Passero rosso ha mangiato semi di storie sparsi da: oltrenauta
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domenica, 24 aprile 2005
25/10/02

Compatibilità non verificate.
Delimitazioni incomprese.
Serena festa di massa.
Stasera liquore al basilico, oltre al vino.
Roba che non fa molto effetto.
Ma forse, a metà novembre, ne vorrò ancora.
Se tutto continua così, di sicuro.
Le parole fanno fatica ad uscire.
Tanto lavoro di superficie.
Poco in spessore.
Parole che ho voluto,
pensato,
ma non ripeterò.
Libertà.
Chiedo amnistia per il mio
cuore
povero cuore.
Colpa ne ha, ma pene ha scontato
che basta ad uccidere un gregge di uomini.
Viola, fa sorridere
il petto sussulta
cresce la speranza
invano le gote arrossano
niente serve a niente
Mille prestanti acciughe
Salano insieme nel secchio
Che fare?
State tutti a guardare
Terrore di aver sprecato
L’ennesima vita.
Ciao a domani

Alle ore 21:02 il Passero rosso ha mangiato semi di versi sparsi da: Nessuno75
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giovedì, 14 aprile 2005

Every call you never made

every ancient sound
that is passed in my ear

I can feel it as one

I know you're just a friend
you know I'm unaware

I just can't bear to leave
You just can't bear to stay

too many words in a day
too many words
I don't wanna forget
to tell you

I knew the pattern.

Alle ore 10:41 il Passero rosso ha mangiato semi di sparsi da: sleepwalking
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mercoledì, 13 aprile 2005

L’Ispettore Lanzi ha appena spento la dodicesima sigaretta.
Luglio, tre del pomeriggio, un caldo infernale nel piccolo ufficio della omicidi.

Un signore sulla quarantina prende la metro.
Aspetto distinto, piuttosto alto.
Si siede vicino ad una ragazza, una studentessa.
E’ nervosa: esame d’estetica.
Non le piace, e pensa solo che una volta tolto di mezzo si parte per la Spagna.
Lei, Anna e Michela.
Hanno organizzato tutto, c’è solo da eliminare estetica.

L’Ispettore Lanzi ha tre ore d’ufficio, poi a casa.
La moglie è incinta, ancora 3 settimane al parto.
Lanzi è con la testa altrove.

Una fasciatura alla mano destra, un libro, nessuna espressione sul volto.
La ragazza osserva l’uomo mentre si siede accanto a lei.

Venti minuti dopo l’Isp. Lanzi spegne la sua tredicesima sigaretta.

“Buongiorno,mi dica.”
“Ho ucciso.”
L’Ispettore Lanzi accende la sua quattordicesima sigaretta.
“Mi faccia capire, chi avrebbe ucciso e dove?”
“Un taglio secco, a sventrare.”
“Dove?”
“Fermata S.Babila ,uscita est.”
-Diavolo cane- pensò Lanzi, devo andare con Giulia ad un controllo per la gravidanza -Merda-.
“Con calma, mi dica che è successo.”
Nel frattempo Lanzi chiama Eraldi: ci vuole qualcuno che vada sul posto.
-Col cazzo che schiodo io ‘sto pomeriggio, Eraldi e Marano possono sbrigarsela da soli-.
“Mi guardava. Un colpo secco, a sventrare.”
Il ventilatore dell’ufficio sputa aria calda, le pratiche in arretrato sono sulla scrivania accanto.
Lanzi si alza e si avvicina alla finestra.
Fuori è estate - un’estate bastarda- pensa.
“Con cosa avrebbe ucciso?”
“Era li nella metro che mi osservava”.
Eraldi arriva con Marano.
Spariscono subito dietro la porta, San Babila non è lontana.
“Dunque, se vuole aiutarmi a capire…”
“Ho ucciso, c’è poco da aggiungere.”
Lanzi ha un leggero senso di nausea, colpa del caffè di Eraldi.
-Sicuro come il caldo di questa cazzo d’estate- pensa, mentre guarda la gente giù sulla piazza.
“Vuole qualcosa da bere?”
“Acqua o caffè?”
“No grazie, non sono qui per questo.”
“Senta, lei sostiene di aver ucciso. Bene, è il mio lavoro, ma si rende conto che sta ripetendo la stessa frase da 10 minuti.”
Lanzi mantiene un tono calmo, volutamente, sta tutta li la differenza fra un buon Ispettore ed uno mediocre.
“Vuole dire che non le basta.”
“Come scusi?”
“Ho ucciso, uscita est San Babila; un colpo secco,a sventrare.”
Lanzi osserva l’ufficio, ancora tre ore e avrebbe finito.
Non crede ad una parola, la diffidenza è un’altra buona qualità.
Un bicchiere d’acqua, il caffè è meglio lasciarlo stare.
Non lo ha mai aiutato il suo lavoro, non gli è mai venuto incontro quando aveva qualcosa da fare.
Ormai,dopo 23 anni, se n’è fatto una ragione.
-Diavolo cane, ‘sto cazzo di caldo, ‘sto cadavere a San Babila, Giulia,il caffè di Eraldi – pensa- giuro che oggi spacco la faccia a qualcuno-.
Ci sono due aspetti della faccenda che non lo convincono: la mano destra fasciata, e la confessione così sistematica e definitiva.
Gli altri particolari non lo interessano affatto.
I cadaveri si possono sempre inventare.
Bisogna trovarli, per prima cosa.
Un mitomane,anni fa, aveva movimentato l’intera sezione omicidi sostenendo di aver assassinato una ragazza.
Aveva fornito tutti i particolari.
Correva al parco Lambro, nella zona est della città; l’aveva avvicinata, stordita e trascinata nel suo furgoncino.
La gente è sempre indifferente quando fa jogging.
Quella ragazza nessuno l’aveva notata.
L’aveva legata ad un tavolo da lavoro, in una zona di periferia.
Lentamente l’aveva scuoiata.
Ricordava ancora la descrizione di quel pazzo.
Eraldi l’aveva fatto volare dalla sedia con una calcio, gl’aveva fatto saltare tre denti.
Era ancora viva quando aveva usato l’acido muriatico per gli occhi.
Una bestia.
L’interrogatorio era durato 6 ore, relativamente breve.
Il mitomane aveva perso sei denti, e qualche costola.
Un cadavere era effettivamente stato trovato: un vecchietto in avanzato stato di decomposizione.
Il mitomane era stato ricoverato, il vecchietto sepolto.
La ragazza non era mai stata uccisa, era solo il racconto di una mente malata.
La diffidenza serve, sempre.
Anche col caffè di Eraldi.
L’Isp. Lanzi si avvicina un’altra volta alla finestra.
Fuori l’estate continua a sputare caldo in strada, come il ventilatore nell’ufficio.
“L’aria condizionata non la vogliono qui, dicono che fa male.”
“Diavolo cane.”
Ragionare ad alta voce aiuta a stabilire un rapporto di complicità con chi hai davanti.
Lanzi sa che se vuole i particolari deve guadagnarsi la fiducia.
La mano è fasciata come a coprire una ferita piuttosto estesa.
La benda è appena stata sostituita, visto il bianco intenso.
A Milano tutto scurisce in poco tempo.
La paranoia a Milano è come lo smog: un elemento del paesaggio.
Tutto quello che serve è trovare la chiave.
La radio è sempre accesa nell’ufficio di Lanzi.

“Ed ora “Teardrop” dei Massive Attack.”

La musica attacca, surreale, e sfuma il senso d’attesa nell’ufficio.

Eraldi entra e fa un cenno a Lanzi.
“C’è una persona sventrata, riversa lungo le scale dell’uscita est, nessuno ha visto niente…ci sono già due volanti sul posto.”
“Diavolo cane.”
L’Isp. Lanzi si avvicina alla persona seduta nel suo ufficio.
“Per cortesia mi segua.”
La ragazza si alza, viene portata via.
Ha una benda bianca attorno alla mano destra, ed un libro di estetica.


TRATTO DAL LIBRO "COSMO BLUES HOTEL" EDIZIONI CLANDESTINE
AUTORE: IO

Alle ore 08:42 il Passero rosso ha mangiato semi di storie sparsi da: oltrenauta
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sabato, 09 aprile 2005

SOLO PAROLE ALTRUI (F.B)

Ci si risveglia ancora in questo corpo attuale
dopo avere viaggiato dentro il sonno
l'inconscio ci comunica coi sogni
frammenti di verità sepolte
quando fui donna o prete di campagna
un mercenario o un padre di famiglia
per questo in sogno ci si vede un po' diversi
e luoghi sconosciuti sono familiari
restano i nomi e cambiano le facce
è l'incontrario tutto può accadere
com'era contagioso e nuovo il cielo
e c'era qualche cosa in più nell'aria
vieni a prendere un tè al café de la paix
su vieni con me devo difendermi da
insidie velenose e cerco d'inseguire
il sacro quando dormo volando indietro
in epoche passate in cortili in primavera
le sabbie colorate di un deserto
le rive trasparenti dei ruscelli
vieni a prendere un tè al café de la paix
su vieni con me
ancora oggi le renne della tundra trasportano tribù di nomadi
che percorrono migliaia di chilometri in un anno
e a vederli mi sembrano felici ti sembrano felici

Alle ore 09:02 il Passero rosso ha mangiato semi di granaglia sparsi da: sleepwalking
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venerdì, 08 aprile 2005

PERFECT LIGHT- Ted Hughes

 

 

 

Sei lì seduta, in tutta la tua innocenza,

fra i tuoi narcisi, come in un quadro

da intitolarsi “Innocenza”.

Luce perfetta nel tuo viso lo illumina

come un narciso. Come per ciascuno di quei narcisi

sarebbe stato il tuo unico aprile sulla terra

fra i tuoi narcisi. In braccio,

come un orsacchiotto, il tuo nuovo figlio,

entrato da poche settimane nell’innocenza.

Madre e infante, come nel Sacro ritratto.

E accanto a te, che ti guarda ridendo,

tua figlia, di due anni appena. Come un narciso

tu chini il viso su di lei, dicendo qualcosa.

Le tue parole si sono perse nell’obiettivo.

                                                E la conoscenza

dietro il colle sul quale sei seduta,

un colle fortificato, più grande della tua casa,

non ha raggiunto il ritratto. Mentre il tuo momento successivo,

che ti veniva incontro come un fante

che torna a passo lento dalla terra di nessuno,

curvo sotto qualcosa, non ti raggiunse mai –

si sciolse semplicemente nella tua LUCE PERFETTA.

 

 

Alle ore 10:02 il Passero rosso ha mangiato semi di versi sparsi da: sleepwalking
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