Beat Happening

Cosa si fa qui:

info

Parole al Passero

sonoetta in   ho infil...

Il Passero mangia:

granaglia
storie
versi

Chi sparge i semi

 Il mio profilo ContattamiMisiu
 Il mio profilo Contattamirevel
 Il mio profilo Contattamirynot
 Il mio profilo Contattamivolso

Archivio

oggi
gennaio 2009
dicembre 2007
maggio 2006
aprile 2006
marzo 2006
febbraio 2006
gennaio 2006
novembre 2005
ottobre 2005
settembre 2005
agosto 2005
luglio 2005
giugno 2005
maggio 2005
aprile 2005
marzo 2005
febbraio 2005

Contatore

visitato *loading* volte

giovedì, 04 maggio 2006

 

C’è un santo non battuto, un beato , che si aggira a una chilometrica distanza da qui, chilometri che ne fanno di strada e ne allungano il significato del tempo attraverso le parole spese per descrivere la distanza prossima tra me e lui.

E lì, dove il cielo si gratta con le montagne, dove il verde fa l’amore con l’occhio.

Dove la gente si risplende in sé stessa.

Si aggira, con la sua macchinina rossa e le ruote sgonfie.

Sono i bambini dei vicini così complessi nei loro semplici scherzi a spostare la valvola dall’equilibrio di pressione portando così le ruote, dettaglio minuto e infinitamente inosservato, a essere sgonfie.

Su questa macchina, simbolo imperfetto di nessuna adesione sociale, viaggia su è giù per quelle montagne che grattano la schiena celeste.

Ha i capelli lunghi e la barba colta e uno stomaco che chiede sempre perdono per ogni passo commesso lontano dalla beatitudine.

E le sue parole sono leggere, frizzanti e sprezzano l’aria, hanno un significato che l’ironia nasconde tutta dietro il ciclico ballo delle battute.

Così mentre la lingua fa l’amore con l’aria e il suo sguardo consegna dignità all ‘essere umano, così proprio in questi momenti di intensità , i bambini sgonfiano le ruote della sua macchina.

E non se la prende lui, non con i bambini, non con il destino, non con le macchine, lui gira su è già giù, accompagnato dall’andamento irregolare di quattro ruote sgonfie, incurante se si debba spingere in salita la macchina o se si debba spegnere il motore in discesa.

Non è questo l’importante, l’importante è andare, andare davvero a trovare la felicità in un momento solo, mentre corri a destra e sinistra schiacciato dall’esistenza deviata, mentre un tizio aspetta in giacca a cravatta alla fermata più improbabile della linea di autobus più impossibile di questo universo compiuto.

E lì che aspetta, il sole è ricordo e la pioggia presenza, i vestiti buoni andati per questi occasione e il verde si fa scuro appesantito dal penultimo canto della pioggia di ottobre.

Così si incontrano i beati, senza saperlo, in un angolo dimenticato d’Irpinia

Le ruote sgonfie che stridono sull’asfalto bagnato, i rumori di una macchina italianamente assemblata in qualche paese dove il sole tramonta ad un’altra ora, le luci che ridanno un po’ di normalità al verde appesantito dall’acqua nelle discese, e il sapere che questa non è la tua giornata, poi passa un santo, senza musica che canta.

Passa, l’andamento è quello unico del tempo che scorre e che passa.

Passa, i giri delle ruote consumano l’aria di una valvola manomessa.

Passa, cadono le gocce di ogni sorriso spezzato.

Passa, davanti a te.

La pozzanghera più possibile dell’universo e una giornata di lavoro appena finita si uniscono nella beatitudine del momento

E l’acqua , dalla terra verso il cielo ti riporta lì dove non ricordavi di essere stato.

E quel santo non si ferma, è un dettaglio ora anche lui che è andato, dettaglio importante , con quel viso arrampicato nella sua barba, con quella schiena appoggiata ai suoi capelli e quel bianco sparuto che sembra assalirlo ai lati, sulle tempie, a intaccate il tempo di un beato.

Passato, davvero, e così riscopri e ringrazi quello stomaco che ha fatto un passo giusto nell’ordine infinito

 

Alle ore 20:23 il Passero rosso ha mangiato semi di storie sparsi da: Misiu
| link | commenti |



Commenti